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Tredici Domande a Lorenzo Simoni

La storia delle Cantine Monfort è indissolubilmente legata a quella della famiglia Simoni. Quando è nata l'azienda?

Famiglia SimoniNel 1945 nonno Giovanni, mio padre e gli zii hanno creato la cantina Simoni a Palù di Giovo, in Valle di Cembra. A quel tempo l'attività era soprattutto di tipo commerciale, infatti si vendeva sia il vino prodotto con l'uva dei vigneti di proprietà che quello ottenuto da partite di uva acquistate da contadini della zona.
Erano tempi molto diversi dagli attuali. Basti pensare che per portare il vino ai clienti dovevano essere utilizzati svariati mezzi di trasporto: il carro, il treno e poi ancora il carro di quanti ritiravano le botti. Spesso, in cambio del vino, anziché denaro la mia famiglia riceveva patate, burro e formaggio e l'impegno dei contadini di un aiuto nel periodo della vendemmia.

Ci sono stati momenti particolarmente significativi nella vita aziendale?

La prima data significativa è stata il 1951 quando l'attività fu trasferita a Lavis. Questo fu un passaggio importante grazie al quale la cantina poté disporre di spazi più funzionali e dare avvio ad una piccola attività per la vendita all'ingrosso di mosto e vino ad altre cantine, soprattutto dell'Alto Adige. Le varietà di vino che allora si producevano erano poche: Schiava e Merlot per i rossi e Nosiola per i bianchi.
Sette anni più tardi, nel 1958, c'è stato il trasferimento nella sede che ancora oggi occupiamo. La cantina si dotò in quell'occasione [...]

Novità, dunque, ma anche ricerca di antichi sapori e conoscenze. Come sono nati i progetti di recupero di vitigni del passato?

Crediamo che il futuro sia quello di portare avanti, con insistenza e determinazione, la forza del territorio. Siamo convinti che il futuro di un'azienda come le Cantine Monfort sia quello di distinguersi su progetti che guardano al territorio e alle sue potenzialità.
Per questo siamo impegnati con le varietà San Lorenzo, Portoghese e quelle che danno vita al Blanc de Sers, ovvero Wanderbara, Veltliner rosato e Vernaza.
In particolare, quello del Blanc de Sers è nato come progetto di recupero di vitigni e piante nella zona di Serso, in Valsugana. Come è testimoniato anche dalle notizie storiche, la zona è sempre stata fortemente vocata per la viticoltura, anche se, a fine Ottocento, la coltivazione della vite è stata abbandonata. Il progetto che in questi anni stiamo perseguendo è forte e interessante pur se gravoso. La zona, infatti, è molto parcellizzata, i contadini hanno terreni di superficie limitata e capita talvolta di scontrarsi con un modo di pensare legato al passato che ancora privilegia la quantità alla qualità. Noi crediamo molto in quest'impegno anche perché per il clima, l'esposizione e l'altezza la zona è assolutamente adatta alla coltivazione della vite.